Il vecchio che avanza

 

Dovrebbero occuparsi di innovazione, di progetti ambiziosi, di nuovi interpreti, di nuova musica, di novità in senso lato ma vanno in sollucchero quando il divetto di Hollywood prende in braccio la chitarra e preme un accordo di Fa Maggiore, quando sentono il branetto scemo di musica pseudo-pop sulle sei corde (con tanto di tamburelli sulla cassa) e si esaltano alla miliardesima esecuzione del solito concerto per chitarra e orchestra a fronte delle centinaia composti.

Dovrebbero dar spazio ai giovani, alle nuove proposte, a chi rischia, a chi si mette in gioco.

Chiamano “progetti interessanti” dischi-collages costruiti con tracce registrate a casaccio, senza un filo conduttore, con le solite trite – quasi una mousse – pagine (nel 50% dei casi nemmeno musica originale) scelte solo perché già conosciute dall’interprete, si sbracciano per l’ennesimo quanto inutile video-guida del vip di turno che spiega come incollare queste cazzo di unghie quando si spezzano, si sciolgono quando la guitar-sex-woman, in un video con filtri da soap-opera e regia da migliaia di dollari, interpreta sofferente, commossa ma ispirata la canzonetta anni ’60 con una straziante monodia sulla prima corda sovraincisa ad un accompagnamento da dilettante pre-registrato con ogni probabilità dalla stessa femme fatale che pensa di poter fare carriera anche nella chitarra con un paio di ghiandole mammarie.

Dico davvero: meno male che esistete. Siete uno dei migliori stimoli a proseguire.

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