Marucelli Enrico (1873-1901)
Italia
Guitarist, mandolinist, bass payer and composer.
Italiano
Un dimenticato: Enrico Marucelli
(Articolo di Mario Bacci da “Il Plettro”, Anno XXXII [1938] n.9)
Una figura che occorra tener presento nel nostro movimento mandolinistico, come una delle più notevoli, specialmente nell'ambiente fiorentino, è quella di Enrico Marucelli che, chi scrive, ebbe il piacere di annoverare fra i suoi amici, e di apprezzarne il valore, non meno che le non comuni doti di intuito musicale. Nato a Firenze da modesti genitori (il padre suo era un artigiano ebanista) egli dimostrò fin da ragazzo una speciale attitudine alla musica, tanto che i suoi genitori, avendo capito la disposizione del loro unico figlio, lo avviarono alla carriera musicale.
Frequentò infatti il Liceo Musicale “Luigi Cherubini” di Firenze e la scuola privata di vari professori, con assiduità, tanto che egli conseguì il diploma di composizione e armonia a cui seguì quello di professore di contrabbasso nel quale strumento fu veramente insuperabile e degno emulo del celebre cremasco Giovanni Bottesini. Erano, quelli d'allora, tempi assai propizi per gli entusiasti del mandolino! Una parentesi: Chi fu veramente il principale propagatore in Firenze di tali entusiasmi? Fu Achille Bianchi, un “milanese de Milan”, che abbiamo ancora presente innanzi a noi, e il suo figlio Luigi, che fecero conoscere e apprezzare in Firenze il mandolino di “tipo lombardo”. Mi sembra anzi che egli suonasse proprio su uno strumento del liutaio Albertini.
Questo tipo di mandolino piaceva in generale per la buona fattura, per la sonorità e per la dolcezza. Il Bianchi si stabilì in detta città verso l'anno 1880 e destò subito interesse. Devesi notare che prima d'allora il mandolino lombardo era poco conosciuto a Firenze. Esso mandolino resistette per un pezzo finchè non fu sopraffatto e travolto, molti anni più tardi dal mandolino “napoletano e romano”, per la ragione principale che aveva prima di tutto comunanza col violino e poi per la maggior resistenza all'accordatura. Il Bianchi incontrò in Firenze le buone grazie del Conte di Mirafiori, un mecenate in questo ramo, che contribuì grandemente a dare sviluppo allo strumento e questo sviluppo nacque anche dal fatto che si crearono allegre brigate di suonatori che, accompagnati dalla chitarra, scorazzavano, come antichi trovatori, per le strade di Firenze nelle dolci serate fiorentine... come messaggeri d'amore! Ricordo anzi che intorno ad essi veniva sempre a formarsi un codazzo di persone entusiaste per quel sentimento artistico innato nei fiorentini.
Chiudiamo la parentesi necessaria per affermare che il nostro compianto amico Marucelli fu travolto e attratto da quelle melodie, facili del resto, perche non avevano nessuna pretesa pur essendo piacevoli, e sgorgavano dal divino strumento del Bianchi (il quale e ciò è doloroso dirlo, si ridusse a fare l'istrione ed il suonatore ambulante nei caffè). Si pose a studiarlo da se e vi riuscì ottimamente. Ricordo benissimo che non passò molto tempo a rivelarsi un esecutore strabiliante.
Le note che uscivano dal suo mandolino parevano gragnuola! Di fronte al contrabbasso gli sarà parso di avere in mano un giocattolo ed e per questo che si divertiva genialmente. Le cose più difficili erano per lui le più predilette, tanto che si può affermare che egli fu piuttosto un suonatore tecnico o meccanico, che non un suonatore di grazia. Ricordo anche La passione che egli prese per il pianoforte che pure suonava discretamente.
Questo ragazzo non doveva certo passare inosservato agli editori di musica e chi fu il primo e direi quasi l'unico editore che l'acciuffò? Fu il Maurri di Firenze che da esperto editore conobbe che in Marucelli vi era della stoffa. E che stoffa! Si può dire che furono il Marucelli insieme col povero Munier che inconsciamente contribuirono a fare la fortuna del Maurri. Consultando infatti il catalogo di questa Ditta e facile vedere ciò. Esso contiene una infinità di composizioni originali dei suddetti Maestri, che anche oggi sono apprezzate dai mandolinisti, anche d'oltre Oceano.
Il Marucelli visse poi vario tempo a Londra dove, col successo che meritava, impiantò anche una scuola di mandolino che gli procurò una certa fortuna. Ma, ohimè, dopo pochi anni di sua permanenza in quella metropoli, sia per lo strapazzo, sia per il clima, forse non confacente alla sua natura delicata, lo colse una violenta polmonite. Malato com'era, ebbe la forza di ritornare a Firenze, dove morì, credo nel 1907, a soli trent'anni. La scomparsa del Maestro Marucelli è stato un vero lutto non solo per gli amici che gli volevano bene (e ne aveva molti in Firenze) ma anche per l'arte musicale. È indubitato che egli, se fosse stato ancora in vita, avrebbe sicuramente dato un largo contributo al nostro movimento ed alla letteratura mandolinistica.
(Articolo di Mario Bacci da “Il Plettro”, Anno XXXII [1938] n.9)
Una figura che occorra tener presento nel nostro movimento mandolinistico, come una delle più notevoli, specialmente nell'ambiente fiorentino, è quella di Enrico Marucelli che, chi scrive, ebbe il piacere di annoverare fra i suoi amici, e di apprezzarne il valore, non meno che le non comuni doti di intuito musicale. Nato a Firenze da modesti genitori (il padre suo era un artigiano ebanista) egli dimostrò fin da ragazzo una speciale attitudine alla musica, tanto che i suoi genitori, avendo capito la disposizione del loro unico figlio, lo avviarono alla carriera musicale.
Frequentò infatti il Liceo Musicale “Luigi Cherubini” di Firenze e la scuola privata di vari professori, con assiduità, tanto che egli conseguì il diploma di composizione e armonia a cui seguì quello di professore di contrabbasso nel quale strumento fu veramente insuperabile e degno emulo del celebre cremasco Giovanni Bottesini. Erano, quelli d'allora, tempi assai propizi per gli entusiasti del mandolino! Una parentesi: Chi fu veramente il principale propagatore in Firenze di tali entusiasmi? Fu Achille Bianchi, un “milanese de Milan”, che abbiamo ancora presente innanzi a noi, e il suo figlio Luigi, che fecero conoscere e apprezzare in Firenze il mandolino di “tipo lombardo”. Mi sembra anzi che egli suonasse proprio su uno strumento del liutaio Albertini.
Questo tipo di mandolino piaceva in generale per la buona fattura, per la sonorità e per la dolcezza. Il Bianchi si stabilì in detta città verso l'anno 1880 e destò subito interesse. Devesi notare che prima d'allora il mandolino lombardo era poco conosciuto a Firenze. Esso mandolino resistette per un pezzo finchè non fu sopraffatto e travolto, molti anni più tardi dal mandolino “napoletano e romano”, per la ragione principale che aveva prima di tutto comunanza col violino e poi per la maggior resistenza all'accordatura. Il Bianchi incontrò in Firenze le buone grazie del Conte di Mirafiori, un mecenate in questo ramo, che contribuì grandemente a dare sviluppo allo strumento e questo sviluppo nacque anche dal fatto che si crearono allegre brigate di suonatori che, accompagnati dalla chitarra, scorazzavano, come antichi trovatori, per le strade di Firenze nelle dolci serate fiorentine... come messaggeri d'amore! Ricordo anzi che intorno ad essi veniva sempre a formarsi un codazzo di persone entusiaste per quel sentimento artistico innato nei fiorentini.
Chiudiamo la parentesi necessaria per affermare che il nostro compianto amico Marucelli fu travolto e attratto da quelle melodie, facili del resto, perche non avevano nessuna pretesa pur essendo piacevoli, e sgorgavano dal divino strumento del Bianchi (il quale e ciò è doloroso dirlo, si ridusse a fare l'istrione ed il suonatore ambulante nei caffè). Si pose a studiarlo da se e vi riuscì ottimamente. Ricordo benissimo che non passò molto tempo a rivelarsi un esecutore strabiliante.
Le note che uscivano dal suo mandolino parevano gragnuola! Di fronte al contrabbasso gli sarà parso di avere in mano un giocattolo ed e per questo che si divertiva genialmente. Le cose più difficili erano per lui le più predilette, tanto che si può affermare che egli fu piuttosto un suonatore tecnico o meccanico, che non un suonatore di grazia. Ricordo anche La passione che egli prese per il pianoforte che pure suonava discretamente.
Questo ragazzo non doveva certo passare inosservato agli editori di musica e chi fu il primo e direi quasi l'unico editore che l'acciuffò? Fu il Maurri di Firenze che da esperto editore conobbe che in Marucelli vi era della stoffa. E che stoffa! Si può dire che furono il Marucelli insieme col povero Munier che inconsciamente contribuirono a fare la fortuna del Maurri. Consultando infatti il catalogo di questa Ditta e facile vedere ciò. Esso contiene una infinità di composizioni originali dei suddetti Maestri, che anche oggi sono apprezzate dai mandolinisti, anche d'oltre Oceano.
Il Marucelli visse poi vario tempo a Londra dove, col successo che meritava, impiantò anche una scuola di mandolino che gli procurò una certa fortuna. Ma, ohimè, dopo pochi anni di sua permanenza in quella metropoli, sia per lo strapazzo, sia per il clima, forse non confacente alla sua natura delicata, lo colse una violenta polmonite. Malato com'era, ebbe la forza di ritornare a Firenze, dove morì, credo nel 1907, a soli trent'anni. La scomparsa del Maestro Marucelli è stato un vero lutto non solo per gli amici che gli volevano bene (e ne aveva molti in Firenze) ma anche per l'arte musicale. È indubitato che egli, se fosse stato ancora in vita, avrebbe sicuramente dato un largo contributo al nostro movimento ed alla letteratura mandolinistica.