Sojo Vicente Emilio (1887-1974)
Venezuela / More info in Enciclopedia de la Guitarra
Composer, was born in Guatire (Miranda) died in Caracas.
English
The father of Venezuelan music Vicente Emilio Sojo is not only one the most significant figures in the cultural history of Venezuela but also a moral and intellectual reference of the highest importance. Sojo was born in 1887 in Guatire, in the State of Miranda. He began his musical studies with the Maestro de Capilla, Regulo Rico. At the age of 19 he settled in Caracas and took his lessons at the Escuela de Música y Declamacion with Andrés Delgado Pardo, Ignacio Bustamente and Eduardo Richter. In 1923 he became a teacher at the Ecuela Superior de Música, and was named director of that school in 1936, retiring in1973, just one year before his death. In 1930, Vicente Emilio Sojo created the Venezuelan Symphony Orchestra and founded the Orféon Lamas, two of the most prestigious musical institutions in Venezuela. His work as both a teacher and researcher was extraordinary and he taught many of the greatest performers and composers of his country.
Vicente Emilio Sojo composed a large and important corpus of music including the String quartet in 1913, the Misa Coral in 1915, the Misa Chromatica and the Misa a Santa Eduvigis in 1924, the Misa a Santa Efigenia in 1935. Other religious works: Motets, a Cantata de Navidad, the Requiem in Memoriam Patris Patriae; choral and vocal works; pieces for guitar and piano; children's songs and numerous arrangements and harmonisations of traditional, folk and popular melodies from Venezuela. He worked with devotion in the research ; compilation and harmonisation of a vast repertoire of traditional Venezuela music which would otherwise certainly have been lost and would have disappeared from the musical memory of his country. Vicente Emilio Sojo was a strong opponent of his country's dictatorship and was elected as a senator on several occasions. He became an important figure in the democratic life of Venezuela. He died in Caracas on 11 August 1974.
Web: http://www.caronimusic.com/
Vicente Emilio Sojo composed a large and important corpus of music including the String quartet in 1913, the Misa Coral in 1915, the Misa Chromatica and the Misa a Santa Eduvigis in 1924, the Misa a Santa Efigenia in 1935. Other religious works: Motets, a Cantata de Navidad, the Requiem in Memoriam Patris Patriae; choral and vocal works; pieces for guitar and piano; children's songs and numerous arrangements and harmonisations of traditional, folk and popular melodies from Venezuela. He worked with devotion in the research ; compilation and harmonisation of a vast repertoire of traditional Venezuela music which would otherwise certainly have been lost and would have disappeared from the musical memory of his country. Vicente Emilio Sojo was a strong opponent of his country's dictatorship and was elected as a senator on several occasions. He became an important figure in the democratic life of Venezuela. He died in Caracas on 11 August 1974.
Web: http://www.caronimusic.com/
Italiano
Vicente Emilio Sojo nacque l'otto dicembre 1887 a Guatire, città dello stato venezuelano di Miranda. Alla metà dell'anno 1896 intraprese gli studi musicali sotto la guida del maestro Régulo R. Rico Lugo. A partire dall'anno 1905 il maestro Régulo Rico cominciò ad insegnargli gratuitamente teoria e solfeggio, canto ed alcune nozioni teorico - pratiche riguardanti vari strumenti musicali, eccetto la chitarra cui Sojo si avvicinò come autodidatta.
Sojo, che proveniva da una famiglia di agricoltori ed artigiani, vantava per linea materna due antenati musicisti: Francisco Castro, che fu maestro di cappella nella città di Chacao e suo figlio Domingo, il quale ricoprì lo stesso ruolo anche a Guatire. All'inizio del 1906 Sojo si trasferì a Caracas, dove per mantenersi lavorò come tabaccaio, professione che eserciterà fino al 1935. Nel gennaio 1910 entra all'Accademia delle Belle Arti come studente di armonia; titolare della cattedra era Anders Delgado Pardo, ma in verità Sojo apprese questa disciplina da Hillarion Eslava, attraverso il suo trattato di armonia, contrappunto e fuga. Nel 1911 Sojo, in occasione di un concorso, compose un inno grazie al quale ricevette una menzione d'onore per il suo approfondito lavoro armonico e più tardi nello stesso anno compose una meditazione per quintetto e coro ed un quartetto dove frequentemente fece uso dell'imitazione a canone.
Nel 1913, essendo ormai padrone della tecnica del contrappunto e della fuga, creò il “Cuarteto en re”, una sorta di ricapitolazione dei suoi studi contrappuntistici. Nell'anno 1914 si dedicò alle musiche di una commedia in prosa e versi di Domingo Martinez, dal titolo “Festiva”; questo lavoro andò in seguito quasi tutto perso. Durante la Prima Guerra Mondiale, Sojo compose per la Santa Cappella di Caracas, oltre ad un “Domine” per tre voci, coro e piccola orchestra, tre pezzi brevi: “Tantum ergo”, “Regina Caeli Laetare”, “Letania Lauretana”, tutti con accompagnamento di armonium. Precedentemente aveva scritto una marcia trionfale dedicata alla rivista musicale “Minerva”, fondata dai fratelli Fossa Anderson, oltre ad un omaggio postumo al maestro Eduardo Richter. Entrambi i pezzi, per pianoforte, furono pubblicati dalla rivista stessa.
Con la fine del conflitto mondiale, cominciarono ad arrivare a Caracas interpreti di musica fino a quel momento mai udita in città: questa circostanza spinse un gruppo di giovani musicisti a procurarsi registrazioni fonografiche di musiche provenienti dall'Europa e a familiarizzare con questa nuova forma d'arte. Sojo fu particolarmente affascinato dalla tecnica modulatoria di Frank, dalla finezza espressiva di Fauré, dall'intensità poetica di Debussy e dall'estrema limpidezza di “Ma mére l'oie” di Ravel. L'accostarsi alla novità stilistica della moderna arte francese, fece nascere in Sojo la voglia di misurarsi con questa nuova arte espressiva che, dopo una lunga meditazione, egli decise di affrontare con la composizione del “Salve Regina” per baritono e quintetto d'archi, due trombe e trombone, oltre ad altre opere conservate nell'archivio della scuola di musica “José Angel Lamas”: tre corali a cappella per voci gravi (“Christus factus”, “Sub tuum praesidium” e “Ave Regina caelorum”); “Dominus Jesus” per coro e organo, “O salutaris” per baritono e armonium ed “Ave Verum Corpus” per baritono e piccola orchestra.
Nell'anno 1922 Sojo, che aveva già affinato il suo stile cromatico, compose un “Ave Maria” per tenore solista e coro di tenori e bassi con accompagnamento di quintetto d'archi e due trombe, ed il mottetto “Panis angelicus” per tenore solista e coro di tenori e bassi, flauto, due clarinetti, fagotto, due trombe e quintetto d'archi. In seguito a queste soddisfacenti esperienze si dedicò alla composizione della “Messa cromatica” che terminò prima della metà dell'anno 1923; quest'opera fu oggetto di controversie perché non conforme ai canoni ieratici: abbondava infatti di modulazioni liberissime tra accordi di più di tre suoni e di giri melodici pieni di intervalli proibiti dai parametri dell'epoca. Nel 1923 Sojo decise allora di compiere un passo indietro per dimostrare di potersi cimentare senza difficoltà in opere più ortodosse dal punto di vista stilistico; compose dunque due mottetti eucaristici “Ecce panis” e “Bone pastor” per coro di tenori e bassi, flauto, due clarinetti, fagotto, due trombe e quintetto d'archi, cui fecero seguito, nel 1924, su richiesta del maestro Plaza, quattro responsori e un “Te Deum”, per tenore e baritono solisti, coro ed organo, che furono eseguiti per la prima volta per la Tribuna Cardinalizia in occasione della festa del Corpus Christi di quell'anno. Nel 1925 concepì un'opera dal titolo “Parole di Cristo sul Calvario” dedicata alla memoria dell'amico, allievo e fratello spirituale Jesu Maria Munoz, melodista di squisita sensibilità; il prologo di quest'opera, rappresentata per la prima volta il Venerdì Santo nella cappella di Caracas, comprende in forma di corale, un'allegoria poetica composta da Sojo stesso.
Negli anni 1926 - 1927 compose alcune opere: “Cancion de Organo” in seguito trasformata nella canzone polifonica “La Cancion de Ayer”, “Fugueta Triple” per organo, poi trascritta per quartetto d'archi, e due canzoni con accompagnamento pianistico, una su testo di Sojo stesso e l'altra su una poesia di Victor Avila, pseudonimo di Josè Antonio Calcano. Nel medesimo periodo Sojo si dedicò ad altre opere per coro a cappella, quali i mottetti “O Sacrum Convivium”, “Recordare Virgo Mater” oltre a due “Tantum ergo”, un “Ave Verum” per coro. Sempre tra il '26 e il '27, ispirato da alcuni concerti di un coro di quattordici voci miste che si era esibito al Teatro Municipale di Caracas, Sojo compose due madrigali: “El amor” e “Lay” su versi del poeta Ruben Dario, oltre a un “Villanancico” per la Natività, il cui testo fu in seguito sostituito con uno di carattere giocoso al fine di poterlo eseguire in occasione del carnevale dell'anno 1928. In seguito a questo carnevale Sojo, come altri amici musicisti (Juan B. Plaza, Josè Antonio Calcaño, Moisès Moleiro e Miguel Angel Calcaño) si dedicò alla composizione di madrigali e canzoni polifoniche; nel giro di qualche anno ne compose più di cinquanta. Nell'anno 1929, oltre ad altri madrigali, Sojo compose un “Requiem in Memoriam Patris Patriae” per voci maschili ed orchestra formata da flauto, oboe, due clarinetti, fagotto, due trombe, due tromboni, bassotuba, organo espressivo e quintetto d'archi, la cui prima esecuzione ebbe luogo nella cattedrale di Caracas il 17 Dicembre 1930 in occasione di una celebrazione in memoria del liberatore della patria Simòn Bolìvar nel primo centenario della sua morte.
Dal 1930 al 1933 Sojo, assorbito da altre attività musicali, produsse solo alcuni madrigali e canzoni polifoniche, ma il 1934 fu un anno molto fecondo: Sojo compose tre brani per canto e pianoforte su liriche di Juan Ramon Jimenez, Julio Morales Lara e Luis Barrios Cruz, oltre alla “Messa Breve” per voci gravi, flauto, due clarinetti, fagotto, due trombe, trombone basso e quintetto d'archi. Nell'anno seguente si dedicò ad una Messa per coro a cappella in onore di santa Ifigenia; nella creazione di quest'opera Sojo si prefisse anche un obiettivo didattico: egli intendeva infatti dimostrare agli alunni la differenza tra tecnica compositiva del mottetto e quella della fuga. Sempre nel 1935 Sojo compose i madrigali “La nube”, “La carreta” e “Rondel Matinal” su liriche del poeta Jacinto Fombona Pachano. Nel gennaio del 1936 fu nominato direttore della Scuola Superiore di Musica dove insegnava teoria e solfeggio già dal 1921; questo impegno destò in Sojo una preoccupazione nuova, spinto dalla quale volle aumentare il numero delle materie di specializzazione introducendo una cattedra di composizione, oltre ad i già esistenti corsi di pianoforte, violino, clarinetto, flauto, teoria e solfeggio, storia della musica, armonia, chitarra. Inoltre si preoccupò di assegnare le cattedre di strumento ad insegnanti qualificati.
Nell'anno 1937 la produzione musicale di Sojo subì un netto calo a causa del suo grande impegno nell'attività didattica; gli era necessario studiare durante la notte per poter insegnare il giorno seguente e, come affermò in seguito, “insegnando apprendeva”. Per evitare che la musica proveniente da altri paesi non soppiantasse definitivamente quella nazionale, Sojo nell'anno 1937, si propose come obiettivo di riscattare dall'oblio molte delle belle canzoni prodotte in Venezuela nella seconda metà del secolo XIX; oltre a quelle che ricordava egli stesso, poter recuperarne altre tramite Angel Calderaro, Ignacio Bricenio, William Werner, Teodoro Capriles e Antonia Palacio. Dei canti folkloristici molti furono recuperati da Rafael Olivares Figueroa e degli Aguinaldos la gran parte furono raccolti da Juan Bautista Plaza e Sergio Moreira; in totale Sojo armonizzò per pianoforte duecentoventicinque pezzi. Nei cosiddetti “atti culturali” delle scuole elementari di Caracas, venivano in quegli anni eseguite canzoni messicane, cubane ed argentine sulla cui qualità Sojo nutriva non poche riserve; decise allora di comporre canzoni per bambini su versi del poeta Enrique Planchart, che furono pubblicate sul quarto numero della “Revista de Cultura” oltre a dieci “Canciones de ronda”, ispirate a frasi e giochi del folklore giovanile del Venezuela, finalizzate all'educazione al canto nelle scuole elementari, pubblicate e distribuite dalla direzione culturale del Ministero di Educazione Nazionale. Nell'anno 1940 furono pubblicate, sempre a scopo didattico, altre dieci canzoni per bambini; l'intenzione di Sojo era in questo caso di educare i giovani allievi ad un nuovo stile di canzone venezuelana. Gli allievi intesero il suo messaggio e cominciarono, prima timidamente e in seguito con maggiore convinzione, ad esercitarsi nella creazione di canzoni che seguissero la traccia stilistica segnata dal maestro; nel 1941 il Ministero di educazione Nazionale pubblicò una raccolta di venti tra queste canzoni, in un volume con prefazione di Juan Bautista Plaza.
Precedentemente, quando ancora suonava la chitarra, Sojo compose, con estrema perizia tecnica, tre opere per questo strumento: “Serenata”, “Quirpa”, e “Endecha”. Pochi anni prima della Prima Guerra Mondiale, la notizia della morte del Generale Pedro Arismenti Brito, presidente del Consiglio di ispezione dell'Accademia delle Belle Arti, destò grande commozione e duolo nell'animo dei membri di quell'istituto, verso i quali il Generale nutriva un profondo senso di amicizia. Pochi giorni dopo, su iniziativa di uno studente di canto, Ramon Rotundo Mendoza, venne presa la decisione di onorare la memoria dell'amico scomparso con l'esecuzione, affidata agli studenti dell'Accademia, del Requiem di L. Perosi. In questa occasione Sojo dovette misurarsi con un compito per lui del tutto nuovo; infatti, oltre che l'insegnamento delle parti ai cantori, gli venne affidata l'orchestrazione per archi dell'opera originariamente concepita per voci maschili ed organo. Sei settimane più tardi ebbe luogo l'esecuzione nella chiesa di San Francesco.
Tornando all'anno 1935, oltre ad i lavori già menzionati, Sojo diede inizio alla piccola cantata “Hòdie sùper Nos fulgébit Lux” per flauto, oboe, corno inglese, due clarinetti, due fagotti, due trombe, arpa, triangolo, piatto, quintetto d'archi, soprano, tenore, basso, basso e coro a quattro voci (soprani, contralti, tenori e bassi). Sojo utilizzò, in questo caso, alcuni motivi peculiari del canto gregoriano, al fine di esprimere in maniera più suggestiva la sacralità dei contenuti; il testo si rifaceva, infatti, ad un passo del vangelo secondo S. Luca e ad alcune preghiere riguardanti la nascita di Gesù. L'opera è costruita su una successione di frequenti modulazioni, senza che per questo l'ascoltatore sia impedito di apprezzare la melodia; essa, secondo un'affermazione dello stesso Sojo “ha importanza eqivalente a quella di un fiore per l'albero”. La prima parte si chiude con un “Gloria” in cui sono facilmente ravvisabili influssi palestriniani. Nella seconda parte inizia il racconto del viaggio dei pastori che, sollecitati dall'angelo, si recavano a Betlemme per contemplare il miracolo della nascita di Gesù: fino a questo punto arriva la narrazione evangelica, cui Sojo fa seguire una interpolazione che sviluppa in forma di responsorio, alternando la soprano solista con il coro, fino a giungere al grido finale “O Rex mirabilis” espresso attrverso una breve imitazione a canone.
Facciamo un passo indietro: nell'anno 1915 Sojo era stato nominato maestro di cappella della chiesa di S. Francesco; questa circostanza fu per lui l'occasione per l'apprendimento di nuove conoscenze musicali. A quell'epoca parroco della chiesa di S. Francesco era Callixto Gonzales, rinomato cantore che, su richiesta di Sojo stesso, insegnò al giovane musicista la notazione del canto gregoriano ed il modo di esprimere i neumi nelle loro diverse figurazioni. Sojo, che fino a quel momento aveva creduto di conoscere l'antico sistema modale, si dovette ricredere e si dimostrò pronto ad accoglere, umilmente e diligentemente, tutte le delucidazioni del Padre Callixto. Questo episodio mi pare sintomatico del modo in cui Sojo ha sempre concepito la figura del vero artista: sintesi di cultura accademica e di formazione autodidattica, ancorato saldamente alla propria tradizione ma capace di apprendere da ogni esperienza e da ogni incontro, audace nella sperimentazione di nuove forme espressive proprio in forza della memoria della propria origine. Sempre nel 1915 Sojo aveva composto la “Messa Corale” per voci bianche, tenori, bassi ed organo; in quest'opera egli volle mettere a frutto le nozioni testé apprese usando un procedimento a canone “motu proprio” secondo le regole stabilite da papa Pio X. Alla morte di don Pedro Arcilagos i cantori della Tribuna della cattedrale di Caracas si vennero a trovare senza direttore; Sojo, caldamente incoraggiato da Miguel Angel Calcaño, allora organista della cattedrale, accetò l'incarico di direttore in attesa del ritorno di J. B. Plaza da Roma, che si verificò nell'agosto dell'anno 1923.
Nell'anno 1956 si racconta che Sojo, dovendo nuovamente eseguire la “Messa Corale”, non riuscisse a trovare la partitura, che risultò poi essere stata rubata; fu così costretto a riscriverla e per l'occasione aggiunse all'organico preesistente un flauto, due clarinetti ed un fagotto. La nuova rappresentazione ebbe luogo il 22 novembre nella chiesa di S. Teresa; Sojo dichiarò in seguito che mai aveva potuto disporre di un gruppo di musicisti tanto valenti: L'Orchestra Sinfonica Venezuela (O. S. V.) i cantori della Tribuna Musicale di Caracas ed un meraviglioso coro di bambini, selezionati per l'occasione tra i migliori elementi della Scuola Superiore di Musica e del coro “Pedro Elias Gutierrez”. Sojo, stimolato da questa esperienza, spronò gli allievi della Scuola Superiore di Musica che, proprio in quel periodo, stavano imparando la tecnica compositiva del madrigale polifonico, affinché si dedicassero alla creazione di piccoli madrigali e canzoni polifoniche su brevi testi poetici, così da costruire un repertotio adatto ai cori di voci bianche ed in particolare a quella di recente formazione. Il risultato della sforzo creativo degli allievi, una raccolta di venti brani, fu pubblicato per volontà del Governatore; una mattina del maggio 1955, al Teatro Nazionale di Caracas, ebbe luogo la prima esecuzione coronata da un grande successo. Tale evento dette l'avvio ad una serie di iniziative culturali incentrate sull'attività del coro stesso. In occasione del 22 novembre, festa di S. Cecilia patrona dei musicisti, nell'anno 1953 Sojo compose la “Messa en Honor de Santa Cecilia”; il genio espressivo di Sojo raggiunse vertici di purezza fino a quel momento da lui mai toccati. L'opera, rappresentata per la prima volta nella chiesa di S. Teresa, si articolava in cinque parti e si chiudeva con un drammatico ammonimento ai peccatori.
Una sera dell'anno 1958, durante una riunione di docenti di musica delle scuole elementari e medie, il supervisore musicale del Ministero dell'Educazione, manifestò il desiderio che i giovani allievi fossero educati nel canto, ad una forma espressiva più vicina alla tradizione venezuelana
piuttosto che a quella spagnola: a questo scopo sollecitò i compositori presenti affinché si dedicassero a questa causa. Sojo, da sempre animato da un fervente spirito nazionalista, prontamente rispose all'invito con una raccolta di dieci canzoni. Il 18 agosto 1958, nella chiesa di Altagracia, furono solennemente festeggiati i cinquant'anni di matrimonio dei coniugi Aguirre - Marquiz; per l'occasione furono eseguiti una “Messa Cromatica” e due mottetti eucaristici, cui seguì un “Te Deum” composto da Sojo appositamente per quella ricorrenza. Tra gli altri lavori di valore estetico che dobbiamo menzionare vi è senza dubbio la infantilissima Suite “Miscellanea para la Muneca” esempio di miniaturismo musicale.
Delle sue opere minori, alcune furono ingiustamente attribuite ad altri autori, mentre altre sono entrate a far parte del patrimonio popolare; lì dovranno rimanere senza paternità e, come affermò Sojo stesso, “avranno, forse, vita più lunga”.
Da qui fino al 1964 Sojo si dedicò intensamente al lavoro di insegnante nella sua cattedra di composizione; basti pensare che tra il 1944 e il 1964 si diplomarono sotto la sua guida alcuni tra i più importanti compositori latinoamericani del nostro secolo: Angel Sauce, Antonio Estévez, Evencio Castellanos, Antonio José Ramos, Carlos Figueredo, Gonzalo Castellanos, Antonio Lauro, José Clemente Laya, Blanca Estrella, Manuel Ramos, Inocente Carreno, Andrés Sandoval, Nelly Mele Lara, José Luis Munoz, Leopoldo Billings, Raimundo Pereira Ratia, Modesta Bor e José Antonio Abreu. Scorrendo il catalogo generale dell'opera di Sojo si nota che quasi nessuna delle sue opere è stata scritta negli ultimi quindici anni della sua vita; questo ci fa pensare che durante questo periodo il maestro rimase attivo come insegnante all'interno della scuola fino al 11 agosto 1974, giorno della sua morte. (da LA MUSICA TRADIZIONALE VENEZUELANA NELL'OPERA DEL MAESTRO VICENTE EMILIO SOJO, Tesi di: Marco Squicciarini,
Relatore: Ch.mo Prof. Sergio Martinotti, Anno Accademico 1995 – 1996).
Sojo, che proveniva da una famiglia di agricoltori ed artigiani, vantava per linea materna due antenati musicisti: Francisco Castro, che fu maestro di cappella nella città di Chacao e suo figlio Domingo, il quale ricoprì lo stesso ruolo anche a Guatire. All'inizio del 1906 Sojo si trasferì a Caracas, dove per mantenersi lavorò come tabaccaio, professione che eserciterà fino al 1935. Nel gennaio 1910 entra all'Accademia delle Belle Arti come studente di armonia; titolare della cattedra era Anders Delgado Pardo, ma in verità Sojo apprese questa disciplina da Hillarion Eslava, attraverso il suo trattato di armonia, contrappunto e fuga. Nel 1911 Sojo, in occasione di un concorso, compose un inno grazie al quale ricevette una menzione d'onore per il suo approfondito lavoro armonico e più tardi nello stesso anno compose una meditazione per quintetto e coro ed un quartetto dove frequentemente fece uso dell'imitazione a canone.
Nel 1913, essendo ormai padrone della tecnica del contrappunto e della fuga, creò il “Cuarteto en re”, una sorta di ricapitolazione dei suoi studi contrappuntistici. Nell'anno 1914 si dedicò alle musiche di una commedia in prosa e versi di Domingo Martinez, dal titolo “Festiva”; questo lavoro andò in seguito quasi tutto perso. Durante la Prima Guerra Mondiale, Sojo compose per la Santa Cappella di Caracas, oltre ad un “Domine” per tre voci, coro e piccola orchestra, tre pezzi brevi: “Tantum ergo”, “Regina Caeli Laetare”, “Letania Lauretana”, tutti con accompagnamento di armonium. Precedentemente aveva scritto una marcia trionfale dedicata alla rivista musicale “Minerva”, fondata dai fratelli Fossa Anderson, oltre ad un omaggio postumo al maestro Eduardo Richter. Entrambi i pezzi, per pianoforte, furono pubblicati dalla rivista stessa.
Con la fine del conflitto mondiale, cominciarono ad arrivare a Caracas interpreti di musica fino a quel momento mai udita in città: questa circostanza spinse un gruppo di giovani musicisti a procurarsi registrazioni fonografiche di musiche provenienti dall'Europa e a familiarizzare con questa nuova forma d'arte. Sojo fu particolarmente affascinato dalla tecnica modulatoria di Frank, dalla finezza espressiva di Fauré, dall'intensità poetica di Debussy e dall'estrema limpidezza di “Ma mére l'oie” di Ravel. L'accostarsi alla novità stilistica della moderna arte francese, fece nascere in Sojo la voglia di misurarsi con questa nuova arte espressiva che, dopo una lunga meditazione, egli decise di affrontare con la composizione del “Salve Regina” per baritono e quintetto d'archi, due trombe e trombone, oltre ad altre opere conservate nell'archivio della scuola di musica “José Angel Lamas”: tre corali a cappella per voci gravi (“Christus factus”, “Sub tuum praesidium” e “Ave Regina caelorum”); “Dominus Jesus” per coro e organo, “O salutaris” per baritono e armonium ed “Ave Verum Corpus” per baritono e piccola orchestra.
Nell'anno 1922 Sojo, che aveva già affinato il suo stile cromatico, compose un “Ave Maria” per tenore solista e coro di tenori e bassi con accompagnamento di quintetto d'archi e due trombe, ed il mottetto “Panis angelicus” per tenore solista e coro di tenori e bassi, flauto, due clarinetti, fagotto, due trombe e quintetto d'archi. In seguito a queste soddisfacenti esperienze si dedicò alla composizione della “Messa cromatica” che terminò prima della metà dell'anno 1923; quest'opera fu oggetto di controversie perché non conforme ai canoni ieratici: abbondava infatti di modulazioni liberissime tra accordi di più di tre suoni e di giri melodici pieni di intervalli proibiti dai parametri dell'epoca. Nel 1923 Sojo decise allora di compiere un passo indietro per dimostrare di potersi cimentare senza difficoltà in opere più ortodosse dal punto di vista stilistico; compose dunque due mottetti eucaristici “Ecce panis” e “Bone pastor” per coro di tenori e bassi, flauto, due clarinetti, fagotto, due trombe e quintetto d'archi, cui fecero seguito, nel 1924, su richiesta del maestro Plaza, quattro responsori e un “Te Deum”, per tenore e baritono solisti, coro ed organo, che furono eseguiti per la prima volta per la Tribuna Cardinalizia in occasione della festa del Corpus Christi di quell'anno. Nel 1925 concepì un'opera dal titolo “Parole di Cristo sul Calvario” dedicata alla memoria dell'amico, allievo e fratello spirituale Jesu Maria Munoz, melodista di squisita sensibilità; il prologo di quest'opera, rappresentata per la prima volta il Venerdì Santo nella cappella di Caracas, comprende in forma di corale, un'allegoria poetica composta da Sojo stesso.
Negli anni 1926 - 1927 compose alcune opere: “Cancion de Organo” in seguito trasformata nella canzone polifonica “La Cancion de Ayer”, “Fugueta Triple” per organo, poi trascritta per quartetto d'archi, e due canzoni con accompagnamento pianistico, una su testo di Sojo stesso e l'altra su una poesia di Victor Avila, pseudonimo di Josè Antonio Calcano. Nel medesimo periodo Sojo si dedicò ad altre opere per coro a cappella, quali i mottetti “O Sacrum Convivium”, “Recordare Virgo Mater” oltre a due “Tantum ergo”, un “Ave Verum” per coro. Sempre tra il '26 e il '27, ispirato da alcuni concerti di un coro di quattordici voci miste che si era esibito al Teatro Municipale di Caracas, Sojo compose due madrigali: “El amor” e “Lay” su versi del poeta Ruben Dario, oltre a un “Villanancico” per la Natività, il cui testo fu in seguito sostituito con uno di carattere giocoso al fine di poterlo eseguire in occasione del carnevale dell'anno 1928. In seguito a questo carnevale Sojo, come altri amici musicisti (Juan B. Plaza, Josè Antonio Calcaño, Moisès Moleiro e Miguel Angel Calcaño) si dedicò alla composizione di madrigali e canzoni polifoniche; nel giro di qualche anno ne compose più di cinquanta. Nell'anno 1929, oltre ad altri madrigali, Sojo compose un “Requiem in Memoriam Patris Patriae” per voci maschili ed orchestra formata da flauto, oboe, due clarinetti, fagotto, due trombe, due tromboni, bassotuba, organo espressivo e quintetto d'archi, la cui prima esecuzione ebbe luogo nella cattedrale di Caracas il 17 Dicembre 1930 in occasione di una celebrazione in memoria del liberatore della patria Simòn Bolìvar nel primo centenario della sua morte.
Dal 1930 al 1933 Sojo, assorbito da altre attività musicali, produsse solo alcuni madrigali e canzoni polifoniche, ma il 1934 fu un anno molto fecondo: Sojo compose tre brani per canto e pianoforte su liriche di Juan Ramon Jimenez, Julio Morales Lara e Luis Barrios Cruz, oltre alla “Messa Breve” per voci gravi, flauto, due clarinetti, fagotto, due trombe, trombone basso e quintetto d'archi. Nell'anno seguente si dedicò ad una Messa per coro a cappella in onore di santa Ifigenia; nella creazione di quest'opera Sojo si prefisse anche un obiettivo didattico: egli intendeva infatti dimostrare agli alunni la differenza tra tecnica compositiva del mottetto e quella della fuga. Sempre nel 1935 Sojo compose i madrigali “La nube”, “La carreta” e “Rondel Matinal” su liriche del poeta Jacinto Fombona Pachano. Nel gennaio del 1936 fu nominato direttore della Scuola Superiore di Musica dove insegnava teoria e solfeggio già dal 1921; questo impegno destò in Sojo una preoccupazione nuova, spinto dalla quale volle aumentare il numero delle materie di specializzazione introducendo una cattedra di composizione, oltre ad i già esistenti corsi di pianoforte, violino, clarinetto, flauto, teoria e solfeggio, storia della musica, armonia, chitarra. Inoltre si preoccupò di assegnare le cattedre di strumento ad insegnanti qualificati.
Nell'anno 1937 la produzione musicale di Sojo subì un netto calo a causa del suo grande impegno nell'attività didattica; gli era necessario studiare durante la notte per poter insegnare il giorno seguente e, come affermò in seguito, “insegnando apprendeva”. Per evitare che la musica proveniente da altri paesi non soppiantasse definitivamente quella nazionale, Sojo nell'anno 1937, si propose come obiettivo di riscattare dall'oblio molte delle belle canzoni prodotte in Venezuela nella seconda metà del secolo XIX; oltre a quelle che ricordava egli stesso, poter recuperarne altre tramite Angel Calderaro, Ignacio Bricenio, William Werner, Teodoro Capriles e Antonia Palacio. Dei canti folkloristici molti furono recuperati da Rafael Olivares Figueroa e degli Aguinaldos la gran parte furono raccolti da Juan Bautista Plaza e Sergio Moreira; in totale Sojo armonizzò per pianoforte duecentoventicinque pezzi. Nei cosiddetti “atti culturali” delle scuole elementari di Caracas, venivano in quegli anni eseguite canzoni messicane, cubane ed argentine sulla cui qualità Sojo nutriva non poche riserve; decise allora di comporre canzoni per bambini su versi del poeta Enrique Planchart, che furono pubblicate sul quarto numero della “Revista de Cultura” oltre a dieci “Canciones de ronda”, ispirate a frasi e giochi del folklore giovanile del Venezuela, finalizzate all'educazione al canto nelle scuole elementari, pubblicate e distribuite dalla direzione culturale del Ministero di Educazione Nazionale. Nell'anno 1940 furono pubblicate, sempre a scopo didattico, altre dieci canzoni per bambini; l'intenzione di Sojo era in questo caso di educare i giovani allievi ad un nuovo stile di canzone venezuelana. Gli allievi intesero il suo messaggio e cominciarono, prima timidamente e in seguito con maggiore convinzione, ad esercitarsi nella creazione di canzoni che seguissero la traccia stilistica segnata dal maestro; nel 1941 il Ministero di educazione Nazionale pubblicò una raccolta di venti tra queste canzoni, in un volume con prefazione di Juan Bautista Plaza.
Precedentemente, quando ancora suonava la chitarra, Sojo compose, con estrema perizia tecnica, tre opere per questo strumento: “Serenata”, “Quirpa”, e “Endecha”. Pochi anni prima della Prima Guerra Mondiale, la notizia della morte del Generale Pedro Arismenti Brito, presidente del Consiglio di ispezione dell'Accademia delle Belle Arti, destò grande commozione e duolo nell'animo dei membri di quell'istituto, verso i quali il Generale nutriva un profondo senso di amicizia. Pochi giorni dopo, su iniziativa di uno studente di canto, Ramon Rotundo Mendoza, venne presa la decisione di onorare la memoria dell'amico scomparso con l'esecuzione, affidata agli studenti dell'Accademia, del Requiem di L. Perosi. In questa occasione Sojo dovette misurarsi con un compito per lui del tutto nuovo; infatti, oltre che l'insegnamento delle parti ai cantori, gli venne affidata l'orchestrazione per archi dell'opera originariamente concepita per voci maschili ed organo. Sei settimane più tardi ebbe luogo l'esecuzione nella chiesa di San Francesco.
Tornando all'anno 1935, oltre ad i lavori già menzionati, Sojo diede inizio alla piccola cantata “Hòdie sùper Nos fulgébit Lux” per flauto, oboe, corno inglese, due clarinetti, due fagotti, due trombe, arpa, triangolo, piatto, quintetto d'archi, soprano, tenore, basso, basso e coro a quattro voci (soprani, contralti, tenori e bassi). Sojo utilizzò, in questo caso, alcuni motivi peculiari del canto gregoriano, al fine di esprimere in maniera più suggestiva la sacralità dei contenuti; il testo si rifaceva, infatti, ad un passo del vangelo secondo S. Luca e ad alcune preghiere riguardanti la nascita di Gesù. L'opera è costruita su una successione di frequenti modulazioni, senza che per questo l'ascoltatore sia impedito di apprezzare la melodia; essa, secondo un'affermazione dello stesso Sojo “ha importanza eqivalente a quella di un fiore per l'albero”. La prima parte si chiude con un “Gloria” in cui sono facilmente ravvisabili influssi palestriniani. Nella seconda parte inizia il racconto del viaggio dei pastori che, sollecitati dall'angelo, si recavano a Betlemme per contemplare il miracolo della nascita di Gesù: fino a questo punto arriva la narrazione evangelica, cui Sojo fa seguire una interpolazione che sviluppa in forma di responsorio, alternando la soprano solista con il coro, fino a giungere al grido finale “O Rex mirabilis” espresso attrverso una breve imitazione a canone.
Facciamo un passo indietro: nell'anno 1915 Sojo era stato nominato maestro di cappella della chiesa di S. Francesco; questa circostanza fu per lui l'occasione per l'apprendimento di nuove conoscenze musicali. A quell'epoca parroco della chiesa di S. Francesco era Callixto Gonzales, rinomato cantore che, su richiesta di Sojo stesso, insegnò al giovane musicista la notazione del canto gregoriano ed il modo di esprimere i neumi nelle loro diverse figurazioni. Sojo, che fino a quel momento aveva creduto di conoscere l'antico sistema modale, si dovette ricredere e si dimostrò pronto ad accoglere, umilmente e diligentemente, tutte le delucidazioni del Padre Callixto. Questo episodio mi pare sintomatico del modo in cui Sojo ha sempre concepito la figura del vero artista: sintesi di cultura accademica e di formazione autodidattica, ancorato saldamente alla propria tradizione ma capace di apprendere da ogni esperienza e da ogni incontro, audace nella sperimentazione di nuove forme espressive proprio in forza della memoria della propria origine. Sempre nel 1915 Sojo aveva composto la “Messa Corale” per voci bianche, tenori, bassi ed organo; in quest'opera egli volle mettere a frutto le nozioni testé apprese usando un procedimento a canone “motu proprio” secondo le regole stabilite da papa Pio X. Alla morte di don Pedro Arcilagos i cantori della Tribuna della cattedrale di Caracas si vennero a trovare senza direttore; Sojo, caldamente incoraggiato da Miguel Angel Calcaño, allora organista della cattedrale, accetò l'incarico di direttore in attesa del ritorno di J. B. Plaza da Roma, che si verificò nell'agosto dell'anno 1923.
Nell'anno 1956 si racconta che Sojo, dovendo nuovamente eseguire la “Messa Corale”, non riuscisse a trovare la partitura, che risultò poi essere stata rubata; fu così costretto a riscriverla e per l'occasione aggiunse all'organico preesistente un flauto, due clarinetti ed un fagotto. La nuova rappresentazione ebbe luogo il 22 novembre nella chiesa di S. Teresa; Sojo dichiarò in seguito che mai aveva potuto disporre di un gruppo di musicisti tanto valenti: L'Orchestra Sinfonica Venezuela (O. S. V.) i cantori della Tribuna Musicale di Caracas ed un meraviglioso coro di bambini, selezionati per l'occasione tra i migliori elementi della Scuola Superiore di Musica e del coro “Pedro Elias Gutierrez”. Sojo, stimolato da questa esperienza, spronò gli allievi della Scuola Superiore di Musica che, proprio in quel periodo, stavano imparando la tecnica compositiva del madrigale polifonico, affinché si dedicassero alla creazione di piccoli madrigali e canzoni polifoniche su brevi testi poetici, così da costruire un repertotio adatto ai cori di voci bianche ed in particolare a quella di recente formazione. Il risultato della sforzo creativo degli allievi, una raccolta di venti brani, fu pubblicato per volontà del Governatore; una mattina del maggio 1955, al Teatro Nazionale di Caracas, ebbe luogo la prima esecuzione coronata da un grande successo. Tale evento dette l'avvio ad una serie di iniziative culturali incentrate sull'attività del coro stesso. In occasione del 22 novembre, festa di S. Cecilia patrona dei musicisti, nell'anno 1953 Sojo compose la “Messa en Honor de Santa Cecilia”; il genio espressivo di Sojo raggiunse vertici di purezza fino a quel momento da lui mai toccati. L'opera, rappresentata per la prima volta nella chiesa di S. Teresa, si articolava in cinque parti e si chiudeva con un drammatico ammonimento ai peccatori.
Una sera dell'anno 1958, durante una riunione di docenti di musica delle scuole elementari e medie, il supervisore musicale del Ministero dell'Educazione, manifestò il desiderio che i giovani allievi fossero educati nel canto, ad una forma espressiva più vicina alla tradizione venezuelana
piuttosto che a quella spagnola: a questo scopo sollecitò i compositori presenti affinché si dedicassero a questa causa. Sojo, da sempre animato da un fervente spirito nazionalista, prontamente rispose all'invito con una raccolta di dieci canzoni. Il 18 agosto 1958, nella chiesa di Altagracia, furono solennemente festeggiati i cinquant'anni di matrimonio dei coniugi Aguirre - Marquiz; per l'occasione furono eseguiti una “Messa Cromatica” e due mottetti eucaristici, cui seguì un “Te Deum” composto da Sojo appositamente per quella ricorrenza. Tra gli altri lavori di valore estetico che dobbiamo menzionare vi è senza dubbio la infantilissima Suite “Miscellanea para la Muneca” esempio di miniaturismo musicale.
Delle sue opere minori, alcune furono ingiustamente attribuite ad altri autori, mentre altre sono entrate a far parte del patrimonio popolare; lì dovranno rimanere senza paternità e, come affermò Sojo stesso, “avranno, forse, vita più lunga”.
Da qui fino al 1964 Sojo si dedicò intensamente al lavoro di insegnante nella sua cattedra di composizione; basti pensare che tra il 1944 e il 1964 si diplomarono sotto la sua guida alcuni tra i più importanti compositori latinoamericani del nostro secolo: Angel Sauce, Antonio Estévez, Evencio Castellanos, Antonio José Ramos, Carlos Figueredo, Gonzalo Castellanos, Antonio Lauro, José Clemente Laya, Blanca Estrella, Manuel Ramos, Inocente Carreno, Andrés Sandoval, Nelly Mele Lara, José Luis Munoz, Leopoldo Billings, Raimundo Pereira Ratia, Modesta Bor e José Antonio Abreu. Scorrendo il catalogo generale dell'opera di Sojo si nota che quasi nessuna delle sue opere è stata scritta negli ultimi quindici anni della sua vita; questo ci fa pensare che durante questo periodo il maestro rimase attivo come insegnante all'interno della scuola fino al 11 agosto 1974, giorno della sua morte. (da LA MUSICA TRADIZIONALE VENEZUELANA NELL'OPERA DEL MAESTRO VICENTE EMILIO SOJO, Tesi di: Marco Squicciarini,
Relatore: Ch.mo Prof. Sergio Martinotti, Anno Accademico 1995 – 1996).
Composizioni (14)
Antologie curate
- WORKS FOR VARIOUS INSTRUMENTS Vol.1 (trascr. A.Diaz)
- WORKS FOR VARIOUS INSTRUMENTS Vol.2 (trascr. A.Diaz)
- WORKS FOR VARIOUS INSTRUMENTS Vol.3 (trascr. A.Montes/I.Kircher) (2 chit)
- WORKS FOR VARIOUS INSTRUMENTS Vol.4
Presente in antologie
- COMPOSITORES VENEZOLANOS PARA GUITARRA Vol.10: CINCO COMPOSITORES NACIONALISTAS — ENDECHA
- COMPOSITORES VENEZOLANOS PARA GUITARRA Vol.10: CINCO COMPOSITORES NACIONALISTAS — QUIRPA
- FOUR VENEZUELAN PIECES — ENDECHA
- FOUR VENEZUELAN PIECES — QUIRPA
- LATIN AMERICAN SOLOS FOR GUITAR — ENDECHA
- LATIN AMERICAN SOLOS FOR GUITAR — QUIRPA
- WORKS FOR VARIOUS INSTRUMENTS Vol.4 — ADIÓOS MARIPOSITAS
- WORKS FOR VARIOUS INSTRUMENTS Vol.4 — QUIRPA GUATIREÑA