Le variazioni di Swierkosz-Lenart

Cristiano Porqueddu Repertoire 1 Comment

El testament d’Amèlia è una canzone popolare catalana resa celebre anche dalla trascrizione per chitarra sola del chitarrista-compositore Miguel Llobet (1878-1938), che la incluse nella raccolta Canciones populares catalanas.  Nella canzone (basata su una semplice melodia scritta originariamente nella tonalità di sol minore), Amelia –  figlia del buon re –  descrive alla madre le sue ultime volontà

La traduzione in castellano della canzone:

Amelia está enferma, la hija del buen rey. 
Condes la van a ver. 
Condes y gente noble.
Ay, que el corazón se me marchita
como un ramillete de claveles. 
Hija, hija mía,
¿de qué mal os quejáis?
El mal que yo tengo, madre,
bien que lo sabéis. 
Ay, que el corazón se me marchita como un ramillete de claveles. 
Hija, hija mía, de eso os confesaréis.
Cuando hayáis confesado, el testamento haréis.
Ay, que el corazón se me marchita como un ramillete de claveles.
Un castillo dejo a los pobres para que recen a Dios. 
Cuatro a mi hermano Carlos. Dos a la Madre de Dios. 
Ay, que el corazón se me marchita como un ramillete de claveles. 
Y a vos, madre mía, os dejo a mi marido 
para que lo tengáis en vuestra alcoba como ya hace mucho tiempo que hacéis. 
Ay, que el corazón se me marchita como un ramillete de claveles. 

La trascrizione per chitarra di Llobet è in re minore e su questa giovane compositore Kevin Swierkosz-Lenart ha scritto delle variazioni per chitarra sola. Conosco Swierkosz-Lenart da anni, dalle mie frequentazioni ai Corsi di perfezionamento frequentati da dozzine di allievi che si riunivano a Chatillon per ascoltare le lezioni di Angelo Gilardino, Luigi Biscaldi, Gianni Nuti, Vincenzo Torricella e Piera Dadomo.  Ed è quindi stata per me una grande e piacevole sorpresa trovare nella posta di ogni giorno una nuova composizione scritta proprio da lui.

E la sorpresa è aumentata mentre leggevo il testo: ho scoperto successivamente che Swierkosz-Lenart  segue lezioni di composizione da tipi del calibro dello stesso Gilardino e Dusan Bogdanovic – per intenderci – e chi scrive musica sa che la forma delle Variazioni è quella più ostica: paletti da rispettare e spazi ben delineati. Insomma, una prova del nove per chi pensa di poter essere in grado di dar forma ad un concetto musicale di senso compiuto.

Ebbene, l’abilità con cui l’autore costruisce il meccanismo delle nove variazioni è notevole e si rivela subito il modo originale in cui il compositore tratta il materiale tematico, esposto in coda.

La composizione si apre con la I Variazione che prende subito le distanze dalla quiete originaria del tema. Con un disegno cristallino su due linee con carattere cantabile e con repentini cambi di registro, l’autore presenta con chiarezza i protagonisti dell’intera composizione: polifonia ed elemento melodico. Tale processo viene sviluppato nella II e nella III Variazione, seppur diverse tra loro sul piano ritmico. Il tema viene ripresentato con una osservazione prismatica ed evidenziandone le peculiarità; gli intervalli caratteristici della melodia dello stesso sono usati una fonte per nuove idee. In spazi ristretti ed attraverso un sapiente e delicato intreccio polifonico il compositore opera una rarefazione polifonica che conduce alla IV Variazione la quale plasma il tempo su una figurazione con terzine, liquefacendo anche i piccoli precedenti accenni di meccanicità. Si tratta, di fatto, di un vero preludio alla V Variazione che vede il tema stagliarsi nettamente su una fluente figurazione in 6/8 e che, a sua volta, conclude il climax conducendo al cuore della composizione, le Variazioni VI, VII e VIII.  La fantasia nell’elaborazione del carattere malinconico del tema assume qui un ruolo determinante e l’autore dà libero sfogo a voli pindarici sull’intera tastiera che fanno richiesta di agilità ed eleganza all’interprete. Le tre variazioni interagiscono come un’unità singola sia grazie ai celati riferimenti all’elemento tematico che al loro progredire ritmico. L’acme drammatica dell’intera composizione rappresentata infatti dalla VIII Variazione è facilmente identificabile dall’uso pressoché completo che l’autore fa del registro dello strumento affiancato da una rinnovata concezione del tema che oltre ad essere sottoposto ad una nuova celata variante è oggetto di uno sviluppo vero e proprio. Il ruolo di chiusura spetta alla IX Variazione la cui melodia è pronunciata integralmente con suoni armonici e galleggia con quiete sulla linea tematica principale relegata al registro medio.

Una composizione ancora inedita e dedicata al giovane e valente chitarrista italiano Francesco Dominici Buraccini

Per quanto mi riguarda posso dire fin da ora che si tratta di una delle composizioni che andrà a completare la tracklist del cofanetto “Novecento Guitar Variations” che completerà la quadrilogia Novecento Guitar (che nel 2012 ha visto i Preludi, nel 2014 nel Sonate e nel 2019 vedrà le Sonatine).

Ai musicisti consiglio caldamente la lettura e l’inserimento in repertorio di questa composizione, a pubblicazione avvenuta.

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