Fare musica timbrando il cartellino

Scusate un attimo, abbiate pazienza: come si fa ad essere un interprete attivo in un’orchestra di livello mondiale ed essere preoccupato di orari, prestazioni, tabelle e tabelline?

Me lo domando seriamente perché provo a portare la ridicola applicazione del contratto collettivo nazionale del lavoro a quello che faccio come musicista.
Non come docente (per carità!) ma come musicista in senso lato.
Ve l’immaginate Jackson Pollock o Maurice Ravel o Giuseppe Ungaretti che timbrano alle 9:00 e alle 18:00 “staccano”?
Ma che cosa significa? Ma che senso ha?
Come si può fare il mestiere più bello del mondo ed essere legati a orari o regolette?

Se fossi il solista di un’orchestra (una vera orchestra) ogni mattina mi metterei a saltare di gioia perché non farò altro che provare e riprovare con grandi direttori e lavorare con colleghi eccellenti. Se fossi il solista di un’orchestra di livello internazionale arriverei con due ore di anticipo, andrei via con due ore di ritardo; potrei condividere una passione sfrenata per ciò che faccio con altre persone per tutta la giornata.
Come si fa a contare le ore, le prestazioni, le prove, i minuti? Chi è quell’imbecille che ha scritto queste regole?

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