The Mario Castelnuovo-Tedesco pen in my hands

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During my last visit to Gilardino (in the occasion of the concert in Vercelli of November 2) I have had the pleasure to read the letters of Mario Castelnuovo Tedesco sent to Gilardino between 1967 and 1969.

A strong emotion, to read the words written by one of the most important composers for guitar and strong emotion to be able to tighten in my hand the pen that Castelnuovo Tedesco has used for writing letters and music!

A short biography of Mario Castelnuovo Tedesco (In italian language)

Allievo di Ildebrando Pizzetti, dopo essersi diplomato in pianoforte e composizione riscosse sin dall’inizio della carriera ottimi consensi in tutta Europa. Nel 1925, con La mandragola, vinse un importante concorso di composizione e l’opera fu rappresentata al Teatro La Fenice di Venezia. Ebbe tra gli intepreti delle sue musiche artisti del calibro di Alfredo Casella, Arthur Gieseking, Jascha Heifetz, Gregor Piatigorsky e Andrés Segovia.

Figlio di una famiglia ebrea – attiva da generazioni nel campo della finanza – a causa delle leggi razziali promulgate dal regime fascista, nel 1939 Castelnuovo-Tedesco fu costretto a lasciare l’Italia con la sua famiglia e a trasferirsi negli Stati Uniti, dove si affermò a Hollywood come autore “fantasma” di colonne sonore (pochissime sono quelle che gli vennero accreditate) e come insegnante di composizione. Ebbe tra i suoi allievi Elmer Bernstein, Jerry Goldsmith, Henry Mancini, André Previn e John Williams.

Nel 1958 vinse il Concorso Campari con l’opera Il mercante di Venezia, che fu rappresentata al Maggio musicale fiorentino sotto la direzione di Gianandrea Gavazzeni.

Dotato di una vena melodica ricchissima e fluente, Castelnuovo-Tedesco eccelse soprattutto nel campo della musica vocale: «Ho scritto una grande quantità di melodie vocali nella mia vita; ne ho pubblicate centocinquanta (per non parlare di quante sono rimaste inedite nel cassetto) e le ho composte in tutte le lingue che conosco – italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo, latino. La mia ambizione e, ancora più, una urgenza profonda, è sempre stata quella di unire la mia musica ai testi poetici che hanno destato il mio interesse e la mia emozione, per coglierne l’espressione lirica».¹

Compositore colto e raffinato, musicò autori come Cavalcanti, Petrarca, Vogelweide, Cervantes, Shakespeare, Lorca, Whitman. La preparazione tecnica solidissima gli permise di avere un dominio assoluto della forma e del contrappunto. Nel secondo dopoguerra fu criticato (anche aspramente) per il suo linguaggio conservatore, legato in egual misura al romanticismo tardo ottocentesco, all’impressionismo e al folklore spagnolo.

Oggi è ricordato soprattutto per la sua produzione per chitarra, strumento a cui si dedicò con attenzione per tutta la vita, e a cui regalò le sue pagine più ispirate e autobiografiche.

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