Musica e bambini: sono piccoli, mica scemi.

Cristiano Porqueddu Various thoughts 2 Comments

Ho riflettuto molto prima di scrivere questo post perché i rischi di essere frainteso sono piuttosto grossi. Ma pochi giorni fa sono rimasto alcuni minuti rapito dall’ascolto di un gruppo di cinque piccoli piccoli allievi di una classe di propedeutica musicale (a occhio tra i 4 e i 6 anni) che suonavano insieme e oggi leggo questo articolo sul Fatto Quotidiano.

Lungi da me da volermi occupare di educazione infantile o propedeutica musicale, la concatenazione dei due eventi – apparentemente separati – mi ha suggerito di scrivere.

Per ragioni che non conosco, in ogni momento, in qualsiasi situazione vissuta in uno stato di veglia, una sequenza di suoni superiori ad uno cattura completamente la mia attenzione a tal punto che è per me – per esempio – impossibile leggere, guardare dei dipinti, passeggiare ed ascoltare musica.  O meglio, è possibile, ma del testo, dei quadri e del panorama non ricorderei praticamente nulla. Si può facilmente immaginare cosa accada quando per un qualsivoglia motivo arrivano alle mie orecchie quegli orribili parti sonori classificati come canzonette per bambini. Non posso fare a meno di ascoltare: quella roba passa tutta e la mia incapacità di distrarmi rendono la mia mente facile preda di quei dannati cicli armonici e rimette da lobotomia.

Non si fa che leggere – e le neo-mamme non fanno che sorprendersi di questo! – che i bambini hanno capacità di assorbimento ed elaborazione delle informazioni esterne enormi rispetto a quelle di un adulto e che già dal gioco recettivo dei circa 24 mesi sostituito da quello costruttivo (tra i due e i quattro anni) i piccoli umani sviluppano capacità cognitive e motorie.
Vorrei fosse sottolineato: cognitive. Se quella robaccia da fastidio a me, adulto in possesso di capacità di selezione, immaginatevi cosa può fare nelle menti dei bambini.

Detto questo mi chiedo come sia possibile che ad un bambino che sta sviluppando un sistema di apprendimento e probabilmente anche un primordiale metodo di analisi del mondo che lo circonda, si impedisca, ad esempio, di ascoltare il turpiloquio degli adulti che gli stanno intorno ma gli si consenta, invece, di ascoltare liberamente vere e proprie schifezze musicali senza soluzione di continuità: rime sceme, diminutivi dappertutto, nomi idioti e musica semplicemente stupida. Non semplice. Non facile. Stupida.

Ed i piccoli umani saranno anche piccoli, indifesi, sicuramente, ma non sono stupidi.

Una mia allieva, docente in una scuola elementare della mia città, nelle settimane passate ha avviato un suo personale progetto di ascolto proponendo alla sua classe composta da oltre venti allievi di circa otto anni l’esecuzione dello Studio Facile intitolato “Notte” di Angelo Gilardino, compositore contemporaneo.
Il linguaggio musicale di Gilardino è tutt’altro che esplicito e non fa uso certo di costrutti musicali banali!
Ebbene, i risultati che la mia allieva ha ottenuto l’hanno sbalordita. Gli allievi hanno messo per iscritto pensieri profondi, lontanissimi da ogni previsione.
A me la cosa non ha sorpreso più di tanto. Ho sempre considerato i bambini come piccole persone, non contenitori di sciocchezze.

Fate una cortesia ai vostri pargoli: buttate quell’immondizia musicale propinata come canzonette per bambini e preparate loro un CD o una selezione di tracce su una pendrive di buona musica anche se voi, genitori, non ne capite nemmeno una nota.  E se non sapete che pesci pigliare sono a vostra disposizione per darvi dei suggerimenti.
I vostri piccoli non hanno i vostri filtri, non sanno cosa gli piace e cosa no.
Non sanno cosa sia bello o brutto. Non conoscono nemmeno il significato di quelle parole.
Non chiudete loro le porte restringendo i loro confini a quello che conoscete o comprendete.

Dimenticavo.
L’altro giorno, quei piccoli allievi della classe di propedeutica erano estremamente felici.
Suonavano contenti e con entusiasmo.
E non suonavano idiozie, canzonette per bambini.
Stavano suonando il tema principale dell’Inno alla Gioia di Ludwig Van Beethoven e rientrato a casa, guarda un po’, sulla piastra girava l’LP della Nona…

Comments 2

  1. Caro Cristiano, posso tradurre il tuo testo in russo e lo proporre a una rivista elettronica ukraina dedicata a pedagogika steineriana?

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