Studi Facili di Angelo Gilardino

Nell’estate del 2012, Brilliant Classics pubblicava la mia registrazione del 20 Studi Facili di Angelo Gilardino in un CD singolo. A pochi mesi di distanza dalla pubblicazione delle venti composizioni a cura delle Edizioni Curci, avevo letto e dato voce a queste vere e proprie gemme musicali che fanno parte del mio programma di docenza e che eseguii dal vivo per la prima volta a Charleston presso la Sottile Hall nell’ambito della serie concertistica della Guitar Foundation of America in un programma monografico dedicato proprio al compositore piemontese.

Sono trascorsi esattamente sette anni da quel disco e mi è tornato in mente nei giorni scorsi perché due dei prossimi concerti includono proprio uno studio che uso spesso per introdurre la musica di Gilardino. Si intitola Ventanas che in spagnolo (e anche in sardo) significa finestre.

La presentazione della raccolta di studi pubblicata da Curci è scritta dallo stesso autore:

Questi Studi facili per chitarra sono stati composti per offrire un apporto agli insegnanti e ai loro scolari. Ce n’è bisogno? La letteratura didattica della chitarra è ricca, e non si avverte alcuna necessità di nuovi metodi. Tuttavia, mentre il repertorio di studi composti dai maestri dell’Ottocento e del Novecento tradizionalista (da Sor, Aguado, Carulli e Giuliani fino a Pujol e a Castelnuovo-Tedesco) e destinato agli studenti dei primi corsi è ampio e soddisfacente, non si dà uguale ricchezza negli studi introduttivi alla musica moderna, e pochissime sono, in questo campo, le opere universalmente riconosciute. Esiste quindi un vuoto da colmare, e questa raccolta punta a occuparne una parte, aggiungendosi, con una fisionomia stilistica propria, alle opere didattiche scritte dai grandi maestri del passato.
Gli insegnanti che attuano i loro
programmi didattici curando fin dall’inizio non soltanto l’apprendimento della
tecnica, ma anche la formazione musicale degli allievi, troveranno qui brani
che, trattando aspetti ben individuati del lessico della chitarra, collocano
ogni procedimento tecnico in un discorso musicale compiuto, vincolando la
diteggiatura a precise finalità di ritmo, di espressione, di fraseggio, di
colore. Il primo e fondamentale obiettivo al quale ho mirato è dunque la
simbiosi tra tecnica e musica: l’allievo deve imparare a subordinare sempre
ogni suo gesto meccanico a un risultato estetico, e io ritengo che non esista
motivo ragionevole per non stimolarlo a lavorare in questa direzione fin dai
suoi primi contatti con lo strumento.
È ovvio che, per realizzare un progetto
didattico di autentico valore formativo in diretta relazione con il repertorio
del Novecento, una raccolta di studi non si deve porre l’obiettivo di intrattenere
l’allievo con epidermici – quanto inutili - divertimenti: il lato “facile” di
queste piccole composizioni sta nel fatto che, dal punto di vista tecnico, esse
sono abbordabili da chi si trova nella fase iniziale della sua formazione, a
patto che sia capace di riflettere sugli aspetti musicali (e, a questo
riguardo, la funzione dell'insegnante è fondamentale e decisiva) e disposto a
spendere un impegno non minore di quello che, nelle fasi successive della sua
crescita, gli verrà richiesto dalle opere maggiori del repertorio. Già sento
levarsi il critico lamento di coloro che protesteranno per la difficoltà di
alcuni di questi piccoli brani: ebbene, credo che si tratti di una
manifestazione tipica della pigrizia che affligge insegnanti e allievi
accomodati nella convinzione che sia loro dovuto il piacere di suonare in stato
di inerzia mentale. Io ritengo invece che il potenziale di molti scolari sia
assai superiore a quello che certi autori di volumi didattici sembrano
presumere, e con questi studi mi propongo di invitare al lavoro chi voglia
seriamente accostarsi al repertorio del Novecento, indicandogli una via che
lancia sì alcune sfide, ma che offre anche le relative, e proporzionate,
ricompense.
La diversità di questi studi, rispetto
a quelli classici o tradizionali, si manifesta in diversi aspetti: innanzitutto
nella scrittura, che evita di iterare i modelli ottocenteschi, e poi, ad
esempio, nella rinuncia a un vincolo tonale (abbandonato a favore della
modalità o di altri ambienti armonici), nelle asimmetrie nel periodare
musicale, nei frequenti cambi di metrica, nell’uso delle parti incrociate,
tutte situazioni alle quali è bene abituare gli studenti al più presto.
Ho dato il massimo rilievo alle
dinamiche e alle articolazioni, che sono parte strutturale (e non accessoria)
di ogni singolo brano. Non vedo infatti ostacoli al proposito di rendere subito
familiari i concetti e le pratiche del legato, dello staccato, dei diversi
accenti, del crescendo e del diminuendo, del laissez
vibrer, etc.
Un’altra peculiarità di questa raccolta
di studi è la concezione aperta e totale della tastiera: non trovo alcuna
motivazione valida per continuare a dividerne lo studio in “posizioni”, e ho
quindi scritto brani che spesso si estendono lungo le corde senza barriere, esplorando
anche aree fisiche e timbriche evitate negli studi tradizionali e superando la
paura del temuto registro sovracuto (hic sunt leones)
– che, se affrontato con impostazione e pratica adeguate, non è affatto più
difficile degli altri registri. Credo che lo scolaro debba abituarsi subito a
governare tutto lo spazio musicale del suo strumento, e che il cambio di
posizione sia una tecnica da imparare senza indugi e dilazioni. 
Mentre ho cercato di tracciare un
itinerario logico nella progressione degli studi, non ho inteso disporli in un
definito ordine di difficoltà. Credo invece che ogni didatta possa attingere
liberamente a questa raccolta riordinando la successione dei brani in relazione
al criterio con cui sta guidando la formazione di ogni singolo allievo. Si
osservi inoltre che la scelta delle tecniche con le quali realizzare le
articolazioni, le dinamiche, gli accenti e gli altri effetti indicati nel testo
musicale è interamente lasciata ai docenti, senza vincoli e senza preclusioni
per nessuna scuola. Essendo indispensabile l’osservanza di tutti i parametri
rappresentati nella notazione, è del tutto pacifico il fatto che alla loro
corretta realizzazione si può pervenire attraverso differenti approcci alla
tecnica della chitarra. A questo riguardo, mi è sembrato necessario annotare
solo la diteggiatura della mano sinistra, in quanto fattore strutturale della
composizione: da essa infatti risulta inequivocabilmente come ogni studio sia
stato pensato e costruito, e come sia dunque necessario rispettare la
distribuzione del tessuto polifonico e armonico sulle corde e lungo la tastiera. La
realizzazione fisica del suono – affidata alla mano destra – è invece possibile
con diverse diteggiature, ciascuna delle quali può offrire risultati
diversamente soddisfacenti (sarà spesso il caso di sperimentarne più di una) e,
per non condizionare le scelte dei maestri, ho preferito lasciar loro il
compito di escogitare le soluzioni più consone alle loro metodologie.

Questa serie di studi è parte integrante anche del cofanetto Angelo Gilardino Music for Solo Guitar 1965-2013 che la stessa Brilliant Classics ha pubblicato nel 2015. Grazie a YouTube Music è possibile ascoltare l’intera serie in streaming.

I 20 Studi Facili per Chitarra di Angelo Gilardino su YouTube

Dall’immagine qui sotto invece si accede all’ascolto via Spotify:

Ascolta i 20 Studi Facili di Angelo Gilardino su Spotify

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